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mercoledì 21 gennaio 2015

Intervista: Fabrizio Zago risponde !

Questo articolo si apre con un grande ringraziamento a Fabrizio Zago, che si è prestato con la gentilezza e la chiarezza che lo contraddistinguono a rispondere ad alcuni tra i dubbi principali che più comunemente mi vengono sottoposti, e alla quale avevo piacere di dare, oltre alla mia risposta, anche il punto di vista di un professionista del settore.
Premetto che le domande sono state tantissime, e tanto è stato l'entusiasmo che ha provocato questa piccola iniziativa, ma ho dovuto selezionare alcune tra le tante richieste, in particolare ho scelto domande a carattere non troppo specifico, che riguardassero per esempio un particolare cosmetico, per far si che queste risposte abbracciassero un maggior numero di lettori.
Non escludo in futuro, qualora Fabrizio Zago decidesse di prestarsi nuovamente a questa intervista, di aggiungere le domande che ho dovuto omettere, anche per non abusare del suo tempo.




Chi è Fabrizio Zago?
Fabrizio Zago è una delle figure professionali più autorevoli in ambito europeo, così come ricorda il sito Promiseland con cui collabora.
Per chi non lo conoscesse, copio la descrizione scritta sul sito del Biodizionario, di cui è fondatore.
Chimico industriale, Consulente Ecolabel, Obiettore di coscienza (quando si rischiava la galera). Ex insegnante con scarse fortune poi orientato verso l'industria dei detergenti e dei cosmetici sostenendo l'utilizzo di molecole naturali. Consulente per molte catene di distribuzione e fabbricanti sensibili all'ecologia.

Inizia la nostra intervista!

Perché negli ultimi anni il consumatore sceglie sempre più prodotti ecobio, prestando particolare attenzione all’inci del prodotto stesso? Da che cosa è partito questo fenomeno di presa di coscienza a suo parere?

L’evoluzione della sensibilità dei consumatori ha avuto diversi passaggi. Un passaggio interessante è stato quello che ha definito e definisce a tutt’oggi, un prodotto naturale (vedi di origine naturale) come sicuro. Cosa c’è di meglio della natura per essere certi che non ci farà del male. Purtroppo ci si è dimenticati che in “natura” si trova anche il petrolio, il cianuro, l’asbesto e la cicuta. Il secondo grande passaggio è stato quello di approfondire la conoscenza e l’unico modo per farlo è di “leggere” l’INCI magari aiutandosi da strumenti come il Biodizionario.it (questa è una segnalazione autoreferenziale, chiedo scusa, ma non ho altri elementi da segnalare).


Coloro che per anni hanno usato prodotti con siliconi, petrolati, e tutto ciò di cui un prodotto ecobio è privo, dopo quanto tempo aver cessato questo uso possiamo dire che non ne hanno più tracce?
Quanto queste sostanze rimangono nel nostro organismo?

E’ impossibile rispondere in maniera semplice ed esaustiva a questa domanda. Dipende molto dal tipo di prodotto a cui stiamo facendo riferimento. Forse l’esempio più semplice è quello relativo agli shampoo ecobio. Ci vogliono almeno tre/quattro lavaggi prima che lo strato di silicone depositato negli anni, se ne vada e lasci lavorare lo shampoo ecobio come si deve.

Tra i componenti che molto spesso vengono indicati come ingredienti cancerogeni quali possono essere ritenuti veramente tali, e che reale pericolosità hanno per quanto riguarda l’incidenza con casi di cancro?

Anche questa è una risposta impossibile. In realtà ci sono moltissime sostanze che possono dare dei problemi seri. Ma attenzione che ogni prodotto cosmetico è controllato da un esperto che la deve firmare e si prende la responsabilità di quello che firma. Voglio dire con questo che i prodotti cosmetici sono sicuri. Quello che dice la cosmetica etica è che anche in caso di dubbio è meglio evitare di usare la sostanza sospetta (cioè i bollini rossi del biodizionario). Faccio un esempio: una piccola quantità di estratto di peperoncino attiva la circolazione sanguigna è dunque un’ottima sostanza ma se ne uso troppo la capsicina diventa un veleno. Come diceva Paracelso “è la dose che fa il veleno”.

La questione controversa dei test sugli animali. Se allo stato attuale nell’Unione Europea nemmeno le materie prime possono essere testate (mi corregga se sbaglio), perché alcune marche ancora adottano questi metodi sul mondo animale?

I test sugli animali sono definitivamente proibiti sia per la materie prime che per i prodotti finiti. Su questo non si torna indietro. Tutto il mio disprezzo va a quelle persone e a tutte quelle aziende che continuano ad approfittare della buona fede dei consumatori esponendo i vari coniglietti. Non li sopporto! Ad oggi un prodotto di una multinazionale o di un fabbricante etico sono perfettamente uguali dal punto di vista dei test sugli animali. Nessuna azienda adotta più test sugli animali per evidenti motivi:
Non servono a nulla, la pelle umana è completamente diversa da quella umana. Nessuno lo richiede! Nessuna Norma impone di fare questo tipo di test.Costano molti soldi e le aziende non amano spendere soldi.I test alternativi, in vitro, oramai coprono praticamente tutto quello che si deve sapere prima di mettere in commercio una Materia Prima.Soprattutto: sono proibiti dalla legge !!!


La paraffina e i petrolati, comunemente presenti nei cosmetici, cosa provocano effettivamente all’organismo? E’ vero quel che si dice, che risultano essere cancerogeni?

La questione è questa: esistono diverse tipologie di petrolati. L’unico che può essere usato in cosmetica è il tipo “bianco”. La differenza tra la bianca e le altre tipologie è che la prima ha un contenuto di inquinanti inferiore al 3% mentre le altre superiore. La questione, come dicevo prima, è che io non mi fido di una vasellina con il 2,9% di impurità che però, per la cosmesi tradizionale, va benissimo. Meglio evitare.

Gli ingredienti da evitare per i cosmetici sono gli stessi da evitare per i detersivi e per i prodotti della casa?

Generalmente sì ma ci sono almeno due precisazioni da fare. La prima è che i detergenti possono non venire in contatto con la pelle mentre per il cosmetico ciò è obbligatorio. La seconda cosa da evidenziare è che le leggi che governano il mondo della detergenza sono infinitamente migliori di quelle che si occupano di cosmetici. Per i detersivi esiste un Regolamento Europeo che stabilisce che i tensioattivi usati devono essere velocemente e rapidamente biodegradabili. Per la cosmesi non esiste nessuna norma al riguardo.

Se la betaina non é veramente "bio" come ingrediente, perché i prodotti certificati "Icea" e simili, continuando ad usarla anche come tensioattivo primario? Meglio evitarla?

Non è vero che non ci siano betaine “Bio”, io ne conosco molte. Il problema vero è che questa sostanza ha un grande impatto sugli organismi acquatici, insomma è molto inquinante e trasporta con se del Sodio monocloro acetato, sostanza assolutamente pessima per le alghe. Se possibile è meglio evitare, certo.

Ritiene possibile che mano a mano i cosmetici eco bio prendano completamente il posto di cosmetici “tradizionali”, anche per quanto riguarda prezzi più bassi rispetto a quelli attuali? Come pensa che questo sia possibile?

Io penso che questo stia avvenendo sotto i nostri occhi giorno per giorno. Sostituire completamente i prodotti siliconici e le tinte per capelli, non è previsto in tempi brevi, assolutamente. Ma è certo che lo spazio che molte gamme ecobio stanno prendendo sugli scaffali della GDO sono un ottimo segno. Sul tema prezzi, argomento molto importante, ormai i prodotti ecobio si trovano anche al discount e con grande successo. Lì i prezzi sono veramente molto bassi ed alla portata di tutti. Il processo di democratizzazione dell’ecobio sta avvenendo. Per fortuna.

Il biodizionario da lei ideato, su che basi classifica i prodotti? Tenendo conto del fattore inquinante, o di incompatibilità dell’uso su pelle, o di entrambi gli aspetti?

Il Biodizionario tiene conto certamente ed in primo luogo di questi due aspetti: impatto sull’ambiente e sull’essere umano, ma anche della eventuale provenienza da animali. Un aspetto di cui non ho mai parlato molto è un criterio presente nei giudizi del biodizionario, è questo: se esiste una sostanza non perfetta ma di cui non esiste alternativa ebbene si deve essere equilibrati e dare un pallino giallo. Se però per quella stessa sostanza c’è una valida alternativa ecologica allora il pallino diventa immediatamente rosso. Nessuno vuole impedire ai formulatori di fare il proprio lavoro ma è giusto che si dica che si può fare di meglio ed il biodizionario serve a questo.

Dal momento che come da lei confermato anche gli oli essenziali così come le fragranze sono tossici per l’ambiente acquatico e poco biodegradabili, è meglio usare fragranza o oli essenziali per i cosmetici autoprodotti? Esistono fragranze a basso impatto ambientale, ed eventualmente come riconoscerle?

Da un lato sto lavorando per creare una lista di sostanze (vegetali e no) a basso, bassissimo impatto sia per l’ambiente che per l’uomo. Dall’altro lato occorre avere pazienza ed aspettare le conclusioni del gruppo di lavoro a Bruxelles, gruppo di lavoro che sta analizzando l’intero comparto delle sostanze odorose. Siccome conosco questo gruppo di lavoro e sono certo che stanno lavorando nel migliore dei modi, sono anche convinto che i risultati saranno seri ed affidabili. Incrociando i dati del gruppo di lavoro con la mia personale lista, credo che potremmo finalmente avere dei prodotti che non puzzano, edonistici e piacevoli ma nel rispetto dell’essere umano e di quello che lo circonda.

Un suo personale consiglio per coloro che si stanno avvicinando al mondo ecobio, per non cadere nei numerosi casi di prodotti dal nome ambiguo?

Purtroppo non ci sono scorciatoie: accorre che i consumatori diventino consapevoli. Ci sono molti strumenti per raggiungere conoscenze sempre più approfondite. Questo stesso blog ad esempio, il biodizionario, Saicosatispalmi eccetera. Insomma se una persona vuole sapere la verità la può trovare, se invece è vittima della pubblicità, ebbene, in questo caso non so proprio cosa fare, peggio per loro.

Queste sono le domande a cui ha gentilmente risposto Fabrizio Zago, che ringrazio un'ultima volta, e ringrazio anche voi per lo splendido contributo che avete (volontariamente o non) dato a questa intervista. Doveroso segnalarvi il sito del Biodizionario e del sito Promiseland, che si compone anche di un utilissimo Forum in cui lo stesso Fabrizio Zago partecipa attivamente.



Qualora abbiate anche voi domande da sottoporre a Zago e che vorreste leggere in un'eventuale prossima intervista vi invito a commentare liberamente questo post, per renderle note!

                                     Lalla




5 commenti:

  1. Eh già! Non vedo l'ora di entrare al supermercato e comprare ad occhi chiusi senza dover ogni volta passare in rassegna tutti gli inci! =(

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  2. Io vorrei sapere se ci sono studi che verificano l'impatto ambientale delle sostanze che noi usiamo come alternativa eco bio ai prodotti più commerciali. Per esempio, si dice di usare aceto, sapone di Marsiglia, bicarbonato di sodio... Però il bicarbonato ha un considerevole impatto ambientale... Se tutti quanti lo usassimo al posto del detersivo comune, non si verificherebbe un processo inquinante paragonabile a quello dei prodotti industriali? Per esempio, ricordo una fabbrica di bicarbonato a Rosignano che rovesciava in mare le sue scorie e le analisi microbiologiche rivelarono che la flora e la fauna marina locale ne era stata devastata... E la carica acida dell'aceto, che effetti avrebbe sulla biologia marina?
    Io penso che troppe volte crediamo che qualunque alternativa ai prodotti industriali sia la soluzione di ogni male, ma invece ne produce altri ancora di cui non si parla...

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    1. Il punto è che ogni cosa non naturalmente presente in un ecosistema, nel momento in cui vi appare, comporta delle conseguenze, delle alterazioni di quel precedente equilibrio. È un dato di fatto. Che sia aceto o petrolio, il mare, per esempio, non è il suo posto naturale, perciò avrà un impatto. È inevitabile.

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  3. Grazie per questa intervista. Avrei una domanda per la prossima (eventuale) intervista. Sul Biodizionario ci sono tanti ingredienti che mancano nella lista. Sarà aggiornata?

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  4. Ciao, sono anni che seguo ed apprezzo il lavoro di Fabrizio Zago, che hai intervistato tempo fa.
    Volevo avvertirti che il sito del Biodizionario è ancora attivo (non hanno cambiato il nome) ma NON È PIÙ SEGUITO da Fabrizio Zago (nonostante ne sia stato il creatore).
    Ma ha già un bel progettino in serbo per tutti gli amanti della sostenibilità ambientale e la lotta egli eco furbi.
    Il nuovo sito di FabrizioZago è www.ecobiocontrol.bio
    Verrai a conoscenza di un interessante progetto, che punta a definire un disciplinare di approvazione dei prodotti, basato sulla classificazione degli ingredienti in chiave scientifica ed etica, tramite il database EcoBioControl.
    EcoBioControl sostituisce e migliora il vecchio biodizionario, ora ha più di 17.000 sostanze.
    Oltre a classificare gli ingredienti dei cosmetici con i consueti e familiari pallini (rosso non va bene, giallo così così, verde ok), darà altre informazioni, come per esempio la descrizione della sostanza, il suo codice, le restrizioni normative, la funzione.
    Un lavoro di approfondimento imponente e gratuito, che darà ulteriori strumenti al consumatore consapevole nello scegliere il prodotto.
    Un comitato scientifico vigilerà sulla congruità tra pallini assegnati alle materie prime ed evidenze scientifiche.
    C'è sempre il forum di discussione, dove tutti gli utenti potranno continuare ad avere delucidazioni in merito ai detergenti ed ai cosmetici, o scambiarsi consigli per avere il bucato perfetto e la casa pulita in modo ecologico, scientifico ed economico. Troverai anche l’ECOBIO ENCICLOPEDIA, una sostanziosa raccolta di FAQ, con le relative risposte di Fabrizio, scritte con pazienza e competenza durante gli anni. 
    Sperando di averti dato delle info gradite a te ed ai tuoi lettori ti auguro buon proseguimento.
    Sara

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